Enjoy Pizza | Dall'Italia all'America, la diffusione della pizza nel mondo
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Dall’Italia all’America, la diffusione della pizza nel mondo

18 Mag 2014, in La pizza nel mondo
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a pizza nel mondo, piatto simbolo della cultura italiana nel mondo, vive il curioso destino di essere massicciamente presente in versioni che poco hanno a che vedere con l’originaria pizza napoletana cotta nel forno a legna.

È una storia che vale la pena di raccontare. Questo piatto, così semplice nei suoi ingredienti da essere molto vicino ad altri prodotti dell’area mediterranea (la greca pyta, ad esempio, ricorda la pizza anche nel nome) ha un legame così simbolicamente forte con la nostra nazione da essere continuamente ripreso da chi, in qualche modo, vuole accostarsi all’immagine dell’Italia.

Ecco così che Dean Martin fa partire il suo celeberrimo “That’s Amore” (non per niente canzone su una storia d’amore ambientata a Napoli) con questi versi:

“When the moon hits your eye / Like a big-a pizza pie / That’s amore”
(Quando la luna si riflette nei tuoi occhi / come una grossa fetta di pizza / questo è amore)

Oppure, per venire a tempi più recenti, ricordiamo i celebri videogiochi di Super Mario che lasciano ampio spazio al simbolo della cucina italiana – con episodi dai titoli come “Pizza Crush” e “Quest for Pizza” – e tanti altri esempi si potrebbero citare.

Nel continente americano la passione per la pizza è arrivata agli inizi del 1900 insieme agli emigranti provenienti da Napoli. La prima pizzeria americana viene fondat a Little Italy, Manhattan, nel 1905 da Gennaro Lombardi. C’è povertà, le abitudini alimentari locali sono diverse e ci si arrangia per rimpiazzare le farciture tradizionali con quello che si può trovare a poco prezzo: come i formaggi locali, dalla pasta dura e il sapore marcato, al posto della delicata mozzarella.

Nascerà da qui, poco per volta, la pizza “all’americana”: una pizza al taglio molto alta, dalla pasta ricca di grassi animali per mantenerne la morbidezza, condita con prodotti dal sapore forte come i sottaceti.

Un prodotto difficilmente apprezzabile dal palato italiano, abituato agli ingredienti freschi e alla pasta leggera. Il paradosso è che è questo il tipo di pizza che si impone nel mondo, grazie alla potenza commerciale dei colossi americani. Ed è questo il tipo di pizza che in tanti paesi è facile trovare. Di questa loro versione della pizza gli americani sono golosi: lo testimonia un giro d’affari imponente, fra esercizi indipendenti e catene di franchising come “Pizza Hut”, vero e proprio ambasciatore della pizza americana nel mondo (conta oltre 12.000 ristoranti in 100 paesi diversi).

La povera pizza italiana se la cava meglio in alcuni paesi Europei, grazie alla vicinanza geografica ed alla disponibilità di materie prime più simili alle originali: ad esempio in Francia. Qui comincia a diffondersi a partire dal 1930 da Marsiglia, città che accoglie molti immigrati italiani sul suo porto – molti dei quali napoletani.

Nessun paese però, in generale, è molto rigoroso sulla preparazione di piatti che vengono da tradizioni diverse e tutti tendono a riadattare e variare ingredienti e procedimenti. Si capisce, quindi, che l’italiano emigrato in paesi stranieri abbia voglia di prepararsi da solo una buona pizza cotta nel forno a legna come da tradizione…

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